Quante ore e come dormivano i geni del passato?

Il riposo!! Quante volte aspettiamo con ansia il week end per poter dormire?
Non si punta la sveglia e ci si concede qualche ora in più nel magico mondo dei sogni.
Lo si sa, lavorare stanca. O forse no? Spieghiamoci.
Dailymail ha svelato le abitudini di sonno di alcuni vip e personaggi famosi.

Qualche esempio?

All’instancabile Margaret Thatcher bastavano quattro ore di sonno a notte, così come Thomas Edison e l’imprenditore americano Donald Trump. Nikola Tesla, invece, dormiva appena due ore. Barack Obama non supera le sei ore mentre Bill Gates, il fondatore di Microsoft, si ferma a sette. Tra gli stacanovisti ci sarebbe anche Silvio Berlusconi, che secondo questo grafico si concederebbe appena due o quattro ore di sonno, numeri confermati anche da un articolo del Corriere di qualche anno fa, in cui il cavaliere dichiarava di dormire appena tre ore e mezza a notte.
Winston Churchill che si riposava quattro ore a notte, ma a mezzogiorno si prendeva 90 minuti per una pennichella: «Per essere più attivo, devo dormire tra il pranzo e la cena, togliere i vestiti, infilarmi tra le lenzuola nel letto. La siesta pomeridiana mi permette d’essere più brillante la sera, quando con moglie e amici ci riuniamo per una buona cena con ottimi vini».

La propaganda fascista aveva costruito l’immagine di un Mussolini che non trascorreva più di cinque ore a letto e che nei momenti di emergenza del Paese poteva addirittura lavorare notte dopo notte senza concedersi neppure una pausa. La verità in questo caso era ben diversa e in realtà all’infaticabile Duce nove ore di sonno a notte non le toglieva nessuno.

Napoleone urlava ai suoi collaboratori più poltroni e con lo sbadiglio sempre sulla bocca: «Agli uomini bastano 4 ore di sonno, alle donne 5, agli imbecilli 6». Un vero generale e condottiero anche sulla siesta notturna. E per finire, Benjamin Franklin: «Svegliatevi, poltroni, viviamo; dormiremo abbastanza nella tomba». Frase vera, senza ombra di dubbio, ma che sicuramente non rigenera come una bella dormita.

Entriamo nella pratica:

Dormire a lungo la notte o un po’ per volta di giorno? Churchill, con il suo riposino pomeridiano era invece – si è detto – un sostenitore e attivo seguace del cosiddetto sonno polifasico, termine coniato dallo psicologo J.S. Szymanski nel primo Novecento, che si riferisce alla pratica di dormire diverse volte durante la giornata.
Ci sono diversi modelli di sonno polifasico, come il ciclo Uberman, utilizzato da Leonardo Da Vinci, che prevede riposini di mezz’ora ogni 4 ore, o il ciclo Everyman, che consiglia invece un riposo più lungo.


Gli esperti sconsigliano quasi all’unanimità questa pratica: meglio fare come Albert Einstein che dormiva la bellezza di 11 ore a notte.
E come se non bastasse, durante il giorno, si concedeva anche qualche pennichella che si è rivelata poi uno strumento fondamentale per lo sviluppo della sua creatività alla base delle sue scoperte: per evitare di cadere in un sonno profondo si appisolava su una comoda poltrona con una matita in mano. Quando si addormentava, la matita cadeva a terra e il rumore lo svegliava, permettendogli di tornare subito dietro la scrivania per ricominciare a lavorare.

E la scienza cosa afferma a riguardo?

La National Sleep Foundation degli Stati Uniti ha rivelato di quante ore di sonno necessiti il corpo umano in base alla propria età. Questi numeri arrivano dopo anni di approfondimenti e studi condotti in collaborazione con l’American Geriatrics Society e con l’American Academy of Pediatrics.
Per esempio, dai 18 ai 64 anni si dovrebbe dormire dalle 7 alle 9 ore a notte, non meno di 6 e non più di 11. Dai 65 anni in poi, invece, occorre dormire 7 o 8 ore a notte e mai meno di 5.

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